


La curiosità di indagare la storia degli occhiali suscitò dispute erudite fin dalla seconda metà del Seicento; scartate le ipotesi di origini classiche, orientali, inglesi a opera di Ruggero Bacone nel secolo XIII, venne loro attribuita come patria la Toscana, alternativamente Pisa o Firenze, sulla scoperta di testimonianze più o meno sicure. Solo intorno al 1920 Giuseppe Albertotti ne rivendicava la paternità veneziana, in base a documenti noti e pubblicati ormai da anni, ma non valorizzati prima di allora sotto questo aspetto. ?Ripresa da altri autori, la tesi dell'origine veneziana delle lenti appare ormai certa. Secondo molti studiosi la scoperta delle lenti da vista è da ritenersi occasionale piuttosto che frutto di una ricerca programmata.
Fu avventura, infatti, non dei vetrai ma dei cristallieri, ramo fiorente dell'oreficeria veneziana, che si dedicavano alla lavorazione del quarzo o cristallo di rocca, preziosa materia da cui si ricavano oggetti liturgici e ornamentali.?Come in ogni altro comune medievale anche a Venezia gli artigiani erano obbligatoriamente riuniti in una miriade di arti o corporazioni che ne rappresentavano gli interessi. Per ognuna delle corporazioni veniva compilato un 'capitolare', cioè uno statuto. I capitolari più antichi (il primo fu quello dei sarti, del 1229) furono riuniti nel 1278 in un codice che tuttora si conserva nell'Archivio di Stato di Venezia.?I cristallieri, pur attivi da tempo, ebbero il loro capitolare solo nel novembre 1284. In esso viene dichiarato il divieto di perpetrare frodi e falsificazioni, cosa disonesta e dannosa al buon nome del commercio veneziano. Doveva essere forte però la tentazione di sostituire al raro e costoso cristallo di rocca il vetro trasparente e incolore, a portata di mano grazie all'ormai matura produzione locale.
All'interno del capitolare sono nominate le Lapides ad legendum, "pietre da leggere", che erano le lenti da ingrandimento e i roidi da ogli cioè le lenti da occhiali, citate per la prima volta.?Nel 1301 viene liberalizzata la fabbricazione di vitreos ab oculis ad legendum (vetri da occhiali per leggere), permessa a tutti. Se ne deduce che il prodotto fosse ormai di largo smercio sul mercato sia interno sia esterno e che gli acquirenti preferissero la versione meno costosa. Una diffusione giustificata non solo da esigenze di studio e di lettura erudita ma anche dall'opportunità di controllare la contabilità e la corrispondenza mercantile.?
Nel marzo 1317 si registra la concessione rilasciata a Francesco, figlio del chirurgo Nicolò, persona estranea all'Arte, di fare oglarios de vitro e di venderli in città; il termine occhiali (oglarii) compare qui per la prima volta. ?Sul piano documentario, siamo molto meno informati circa le montature. Secondo alcune ipotesi, l'aver escogitato un sistema di confezione delle lenti in veri e propri occhiali "da naso" potrebbe essere l'apporto toscano alla messa a punto del nuovo ritrovato, merito del domenicano Alessandro da Spina morto nel 1313 e a lungo considerato l'inventore degli occhiali; questi seppe ricostruire il metodo ideato da un altro personaggio forse vent'anni prima. ?Nei secoli successivi occhialeri, fabbricanti e venditori o solo venditori di occhiali si incontrano qua e là nei documenti veneziani e il mestiere è presente nella toponomastica. La loro categoria era aggregata a quella dei marzeri (merciai) le cui botteghe solevano essere fornite di svariate mercanzie. Il legame con i merciai è testimoniato anche da certe raffigurazioni di venditori ambulanti, carichi di mille cose, tra cui gli occhiali.
Esistono tradizioni popolari che vogliono l’invenzione dell’occhiale opera di un certo Salvino degli Armati, fiorentino, la cui lapide tombale riportava: “Qui giace Salvino d’Armato degli Armati di Firenze, inventor degli occhiali – Dio gli perdoni le peccata – 1317”.
L’invenzione degli occhiali è italiana e della seconda metà del XII secolo, visto che a Venezia, nel 1300, esistevano leggi precise sull’arte della fabbricazione degli occhiali. Alcuni testi storici confermano che, a cavallo tra il XIII secolo, l’uso degli occhiali era abbastanza diffuso e che probabilmente l’invenzione si sviluppò in diversi paesi contemporaneamente. E’ certo comunque che i Capitolari Veneziani sono la pietra miliare non per la paternità dell’invenzione da parte di una persona ma da parte di una città: Venezia.
Nel 1888 Carlo Enrico Ferrari con i soci Bonomi e Colson, rilevò una piccola fabbrica d’occhiali sul torrente Molinà che scorre nell’area di Calalzo di Cadore. Sorta in località ‘Le Piazze’ nel 1878, a opera dei fratelli cadorini Angelo e Leone di Frescura insieme con Giovanni Lozza, e trasferita nel 1883 in un molino da grano nei pressi del ponte sul Molinà, quella piccola officina d’occhiali era la prima non soltanto nel Cadore, ma in Italia. Ed esite ancora, nel medesimo luogo: oggi è la Safilo, epicentro produttivo da cui gli occhiali si vendono in tutto il mondo.
I cadorini Angelo e Leone Frescura con Giovanni Lozza furono i pionieri della moderna industria italiana dell’occhiale, la cui produzione proviene ancor oggi per l’80% dal Bellunese. Tra le prime venti aziende italiane produttrici di articoli di occhialeria ben quindici sono di questa zona.
E subito dopo quei pionieri, il grande merito del modenese-milanese Carlo Enrico Ferrari fu quello d’introdurre a Calalzo le più avanzate innovazioni tecnologiche e produttive: a lui si deve insomma, il passaggio della produzione cadorina di occhiali dall’artigianato alle prime forme industriali.
Venne poi Ulisse Cargnel, succeduto a Ferrari nella conduzione della fabbrica sul Molinà e che fu il primo a introdurre in Cadore la produzione delle lenti, e quindi Guglielmo Tabacchi con la cui gestione, a partire dal 1934, l’antica fabbrica sul Molinà prese il nome di Safilo ed è tuttora diretta dai suoi figli.
Frescura, Lozza, Ferrari Cargnel, Bonazzola, Fedon e più tardi Tabacchi: sono queste le famiglie che, a partire dal 1878, crearono dal nulla l’industria degli occhiali in Cadore e poi in tutto il Bellunese, dando vita a una delle più avvincenti saghe del capitalismo veneto, ma anche italiano ed europeo.